La storia di Latina: le origini della città

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Conosci la storia di Latina? La città conta 126.047 abitanti ed è uno dei capoluoghi di provincia più popolosi della Regione Lazio. Ha una storia interessante che si intreccia con quella italiana, dato che fu fondata col nome di Littoria durante il ventennio fascista ed inaugurata ufficialmente il 18 dicembre 1932.

È una delle città più giovani del nostro Paese e ha assunto la denominazione attuale il 7 giugno 1945 a seguito della pubblicazione del decreto luogotenenziale del 9 aprile 1945, con cui il toponimo fascista veniva sostituito da un nome che consentiva di mantenere la sigla esistente della provincia.

Prima della bonifica dell’Agro Pontino, il territorio era caratterizzato da estese zone umide di cui sono visibili alcune tracce nel Parco Nazionale del Circeo e dell’Oasi di Ninfa.

L’area era alquanto pericolosa perché ospitava la zanzara anofele, un insetto portatore della malaria, che fin dall’antichità ha reso complicato sfruttare il territorio pontino per coltivare o allevare bestiame.

I Latini occuparono il territorio e fondarono alcuni insediamenti tra cui la famosa Satricum, ai confini con l’attuale comune di Nettuno. Lo sviluppo delle cittadine adiacenti e dei collegamenti si deve, invece, ai romani che costruirono la Via Appia, dove si trovava la Tres Tabernae, l’attuale Cisterna di Latina, e dettero impulso a diversi centri tra cui Tripontium, oggi Tor Tre Ponti, e Forum Appii, oggi Borgo Faiti, borgo molto conosciuto e citato persino negli Atti degli Apostoli.

Le vicende storiche successive, come le invasioni barbariche e gli attacchi dei Saraceni, distrussero le opere di miglioramento e bonifica operate dai Romani e la palude tornò ad occupare tutto il territorio. Altri interventi di bonifica furono tentati dai Papi, ma non ebbero molto successo.

La città, fino agli anni Trenta del Novecento è stata un enorme latifondo della famiglia Caetani.

La storia di Latina: l’avvento del Fascismo

Inizialmente il fascismo intendeva mantenere l’Agro pontino come zona rurale e non aveva previsto lo sviluppo di nuovi centri urbani di notevoli dimensioni. Fu l’allora commissario governativo per la bonifica, Valentino Orsolini Cencelli, a voler progettare un nuovo centro amministrativo a immagine e somiglianza degli ideali fascisti. Cencelli affidò il progetto architettonico ad Oriolo Frezzotti, che seguiva i principi dell’architettura razionalista, la prima pietra della città venne posta il 30 giugno del 1932, nel totale silenzio dei media italiani, come aveva richiesto Benito Mussolini, da quel che sappiamo oggi, il duce era fortemente contrario al progetto.

A far conoscere il progetto della città fascista fu la stampa estera, che ne esaltò i pregi architettonici e la rese un’opera politica. Queste circostanze portarono Mussolini a cambiare idea e partecipare con solennità alla cerimonia d’inaugurazione. La notizia fece il giro del mondo e Littoria fu nominata capoluogo della neonata provincia nel 1934.

 Il resto lo fece la propaganda fascista, che sfruttò la popolarità raggiunta da Littoria per portare avanti la memorabile “battaglia del grano”, necessaria a calmierare la crisi post autarchia.

Oggi è ancora possibile visionare le immagini propagandistiche di Mussolini che si mostra intento a lavorare il grano a torso nudo, insieme ai coloni, nella campagna di Littoria.

La neonata città e i toni entusiastici della propaganda attirarono numerosi coloni dal nord Italia, soprattutto veneti, friulani, emiliani e romagnoli, conosciuti come comunità veneto pontine. Mussolini decise di consegnare ai coloni i poderi edificati dall’Opera Nazionale Combattenti.

Nei primi mesi del 1944, in piena Seconda guerra mondiale, Littoria fu gravemente danneggiata dai bombardamenti e dalle sanguinose battaglie, tra cui lo Sbarco di Anzio e la Battaglia di Cisterna.

Roma venne liberata dagli alleati e nel 1944, il nome Littoria venne abolito e la città si trasformò in Latina. L’intento era di palesare il distacco con la dittatura, ma l’architettura della città è rimasta ancorata ai principi del razionalismo fascista, anche nelle costruzioni successive.